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Tesori riscoperti. Archivi e biblioteca di Oria

mercoledì 1 giugno 2011

In virtù dei fondi ottenuti dalla Diocesi di Oria per i progetti esecutivi di Riordinamento, inventariazione e restauro dell’Archivio Storico Diocesano di Oria e Riordino delle biblioteche “C. Kalefati” e “De Pace”, il 10 giugno alle ore 9.30 presso l’Auditorium Chiesa di San Giovanni Battista si presenta il lavoro ultimato: Tesori riscoperti di Oria. Archivi e Biblioteche. La catalogazione di parte fondo moderno della biblioteca diocesana e della biblioteca comunale (per un totale di 13.000 inserimenti utilizzando il software Sebina Open Library), l’acquisto di libri, nuovi arredi, la digitalizzazione delle pergamene, il restauro, il riordino e l’informatizzazione attraverso il software Ceiar della documentazione dell’archivio storico diocesano di Oria, la compilazione e la stampa dell’inventario dell’archivio e degli inventari degli archivi parrocchiali dei paesi appartenenti alla diocesi di Oria. L’interesse che la Chiesa ha avuto per i propri documenti non nasce in questo secolo. Il primo a raccogliere le poche e un po’ generiche prescrizioni del Concilio di Trento fu Pio V, successore di Pio IV, il pontefice che aveva voluto il Concilio. Egli si occupò degli archivi ecclesiastici a più riprese e dopo di lui i suoi successori Fino a giungere al 28 giugno 1988, quando la Pontificia Commissione permanente per gli archivi ecclesiastici d’Italia viene riformata per volontà di Giovanni Paolo II in Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, con un’autonomia propria.
La memoria storica della diocesi e del territorio che ne fa parte è custodita nell’Archivio Storico Diocesano. Si tratta di una istituzione di primaria importanza e unica. Purtroppo per l’incuria, per la collocazione non idonea negli anni passati (ambienti umidi) e non ultimo per il trasferimento in altre sedi, molti documenti sono stati dispersi creando lacune nella loro continuità. Le varie serie custodite all’interno sono: gli atti civili e criminali del tribunale ecclesiastico (compresi quelli riguardanti sortilegi e stregonerie); i beneficialia (fascicoli relativi ai processi per la concessione di benefici da parte di esponenti di famiglie benestanti) e legati pii; gli acta matrimonialia (la serie è costituita dalla documentazione che i nubendi dovevano presentare alla curia per ottenere il contrahatur alla celebrazione del matrimonio); i monasteri (dove sono raggruppati i fascicoli relativi agli acta monialia, cioè il curriculum delle religiose, le elezioni delle badesse, gli affari economici, le cause e atti relativi ad eventuali lavori svolti nei monasteri); i cursus sacerdotalia (composti da varia documentazione, in conformità ai requisiti stabiliti al Concilio di Trento); gli atti di secolarizzazione; i libri di messe; le Visite pastorali che si dividevano in personale (alle persone), reale (res, alle cose), locale (ad loca, ai luoghi); le confraternite ed i concorsi.
Alla luce di quanto analizzato fin qui è evidente come un archivio e una biblioteca ordinati possano fornire un notevole aiuto ad uno studioso per ricostruire gli aspetti principali di una diocesi o di un gruppo di diocesi. Ad esempio, l’indice di natalità, la mortalità infantile, l’età media della vita, il numero e la percentuale degli illegittimi in una data epoca. Si potrebbe controllare il movimento ascendente o discendente, cioè l’incremento o la flessione della popolazione totale, la composizione delle famiglie, cogliere i cognomi più frequenti in una località (indizio probabile di matrimoni fra compaesani, di una tendenza a stringersi in gruppo, forse ad isolarsi); i cognomi frequenti in località vicine (indizio di maggiore apertura ad altri gruppi); la forte diversità di cognomi all’interno di un gruppo (indizio dei rapporti più vasti); o ancora come la popolazione del capoluogo (comune, provincia, regione) sia spesso atipica rispetto a quella dei centri isolati. Oltre all’aspetto demografico ovviamente c’è quello urbanistico, storico, geografico, religioso, sociale che senza il supporto delle fonti ecclesiastiche avrebbero lacune improponibili visto che la documentazione definita laica per la diocesi di Oria inizia con i protocolli notarili del Cinquecento, il catasto conciario del Settecento e il Genio Civile dell’Ottocento. E’ importante però ricordare che i dati archivistici non presentano un quadro completo, sia per una sorta di manipolazione delle informazioni da parte degli autori per il timore dell’uso da farne, sia perché alcuni anni risultano incompleti o addirittura mancanti.
La salvaguardia della memoria storica, la possibilità della consultazione sostitutiva e l’agevolazione dell’accesso ad una più ampia utenza sono i risultati attesi da questi progetti che, per la tecnologia informatica utilizzata presenta, connaturata allo strumento, l’utilità aggiuntiva della possibilità di gestione di una banca dati.

Fonte: Biblioteca

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