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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

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Importante donazione alla Biblioteca Arcivescovile 'A. De Leo'

venerdì 6 maggio 2011

Un adulto che legge ad alta voce ad un bambino compie un atto d’amore, e ciò ha risvolti importanti per lo sviluppo della personalità del piccolo sul piano relazionale, emotivo, cognitivo, linguistico, sociale e culturale.
Charles Montesquieu diceva che “l’invenzione dell’arte tipografica è stata una gran brutta trovata! La natura aveva saggiamente disposto che le sciocchezze degli uomini fossero passeggere, ed ecco che i libri le rendono immortali”. Eppure i dati sulla lettura in Italia sono allarmanti. Una recente ricerca ci dice che il 62% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno e l’indifferenza dei politici e dell’opinione pubblica di fronte a questo dato lascia sconcertati. L’Italia sta andando allegramente alla deriva, perdendo competitività nelle severe sfide del mondo globalizzato, proprio quando studi economici attendibili attestano che indici di lettura e sviluppo economico vanno di pari passo. Leggere dunque produce ricchezza e progresso. E questo dato non deve stupire. Nella società tardo-moderna, dove l’informazione e la comunicazione rivestono un ruolo strategico, in cui l‘obsolescenza delle conoscenze richiede un aggiornamento continuo, in cui i raggiungimenti della scienza e della tecnica rivoluzionano di continuo le nostre esistenze e le nostre abitudini, leggere ed aggiornarsi diventa quasi una necessità vitale, un’attività dettata dall’istinto di sopravvivenza. In un tale contesto una donazione di quasi 4000 testi, la maggior parte antichi, assume un valore inestimabile per la comunità che li accoglie. Qualche giorno fa il consiglio provinciale dei frati carmelitani di Bari ha deciso di donare metà del suo patrimonio librario alla biblioteca arcivescovile “A. De Leo” di Brindisi e metà alla biblioteca diocesana “Kalefati” di Oria. I frati conventuali comparvero a Torre Santa Susanna invitati dall’Universitas e dal popolo nel 1584, furono poi soppressi nel 1665 e nel 1680 fu concessa loro l’autorizzazione alla riapertura diventando uno dei più importanti centri della regione salentina anche come noviziato e studio dell’intera provincia conventuale prima e carmelitana poi. Con gli anni divenne centro di raccolta di tutte le librerie dei conventi carmelitani chiusi sia durante la prima e seconda soppressione sia dei chiostri che con gli anni inevitabilmente chiudevano per il diminuito numero dei padri. Tra gli autori scorrono Tommaso Campanella, Antonio Genovese, Ludovico Antonio Muratori, Giacomo Bousset, Bonaventura Barberini, Paolo Segneri, Giovanni Croiset, Lorenzo Beyerlinck, Emanuele Gonzalez Tellez, Agostino Calmet, Giovanni Lorenzo Berti, Bernardo Van-Espen Zegero, Francesco Sylvii, Giovanni Domat, Diderot e D’Alembert e tanti altri ancora.
Eppure “Più dottori che lettori” titolava tempo fa l’eloquente articolo di una rivista specializzata, infatti pur senza nulla togliere alla grande importanza avuta in Italia dalla scolarizzazione di massa e alla benefica mobilità sociale che ha favorito, si assiste ormai inermi da qualche decennio al fenomeno dei cosiddetti “analfabeti culturali”, persone con un elevato titolo di studio che, dopo il conseguimento della laurea, non hanno mai più aperto un libro creando vuoti incommensurabili. La lettura soprattutto nutre lo spirito, perfeziona l’essere umano, rende più liberi, più coscienti e consapevoli, più creativi, meno soggetti a pregiudizi e condizionamenti, insomma meno influenzabili.

Fonte: Biblioteca
 

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