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Luci sul¬l’Adriatico. Fari tra le due sponde

mercoledì 24 marzo 2010

“Col mare dentro”: “l’Adriatico è una carta geografica liquida, una pianura d’acqua dominata dalla varietà. Un mare che parla molte lingue” che ha la sua vera onda identitaria: congiunge e non separa. E’ così che scrive Enrica Simonetti, autrice di Luci sul¬l’Adriatico. Fari tra le due sponde appena pubblicato da Laterza come il precedente lavoro del 2005 sui Fari d’Italia. Il volume sarà presentato il 30 marzo prossimo alle ore 17.30 nella sala di rappresentanza di palazzo Granafei Nervegna. Accanto all’autrice, Teo Titi, assessore al Turismo di Comune di Brindisi, e la dott.ssa Katiuscia Di Rocco, direttore della Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo”. Pagine come rotte sull’Adriatico da Santa Maria di Leuca sino a Trieste, passando da Cattaro, Molfetta, Sveti Andrija, Tre¬miti, Pelagosa, Brindisi e da altri ventitre fa¬ri, attivi o abbandonati. Il fari come totem per tri¬bù di naviganti vengono riconosciuti dall’autrice come cuciture tra presente e passato, tra storia ufficiale e storie minime, sconosciute o dimenticate, dai lembi delle due co¬ste di questo grande fiordo, da Corfù a Leuca. Paesi vicini geograficamen¬te con stessi colori e stessi fiori percorsi in un viaggio che diventa colloquio tra terre sorelle che parlano quattro differenti lingue e co¬municano con questi grandi occhi lu¬minosi. La Simonetti ne racconta le leggende, le storie, la vita, raccoglie albe e tramonti dai fari che hanno tradotto l’antico fuoco di chi nell’an¬tichità segnalava la terraferma in un fa¬scio di luce. Fari come quello settecen¬tesco di Rimini progettato da Luigi Van¬vitelli, o quello di Ravenna che l’autrice ricorda ispirò, nel 1926, a Montale i versi malinconici di “Dora Markus”, o quello che sorge accanto alla Torre Aragonese di Punta Penne a Brindisi, ristrutturata dal maestro brindisino Giovanni Parise nel 1568. Fari che hanno fatto la felicità di quelli che la Simonetti chia¬ma “custodi della luce”, sacerdotesse come l’unica donna fanalista d’Italia che nel Gargano, nella casa nel faro di Torre Preposti, ha vissuto sola per vent’anni e ha ispirato una storia raccontata dalla musica di Giovanni Allevi. La veste editoriale del libro è quella di una guida per i naviganti con riferimenti tecnici nelle schede su ciascuna architettura (coor¬dinate geografiche, altezza e portata nominale del fascio di luce), una sorta di breve Histoire de l’Adriatique, di Pierre Cabanes prefatta Jacques Le Goff (Editions du Seuil, Pa¬ris 2001).

Fonte: Biblioteca

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